THE WITCHER: LE DIFFERENZE TRA LA SERIE NETFLIX E I LIBRI

Nella settimana che vede l’uscita della seconda stagione di The Witcher, abbiamo fatto in modo di analizzare ogni singolo dettaglio del prodotto originale Netflix. La serie, ispirata alle opere letterarie di Andrzej Sapkowski e distribuita tra le uscite Netflix di dicembre 2021, aveva distrutto qualsiasi record di popolarità della piattaforma nonostante la prima stagione avesse evidenti carenze in termini di budget e possibilità. L’enorme successo dello show, unito alla passione che Henry Cavill e la produzione hanno profuso per portare su schermo un’opera tanto amata, hanno permesso non solo di puntare sempre più in alto, ma anche di render giustizia a un universo articolato e complesso con il giusto investimento. 

Lauren Schmidt Hissrich e soci hanno fatto un grande lavoro nell’alzare l’asticella sotto ogni punto di vista. Tuttavia, come spesso capita in adattamenti di tale portata, all’aumentare delle ambizioni aumenta anche la mole di compromessi e sacrifici da compiere. In termini prettamente pratici, la prima stagione aveva mostrato un grandissimo rispetto per il source material, apportando relativamente poche modifiche per permettere di introdurre i protagonisti nel modo migliore e accorciare i tempi necessari al loro incontro. 

Pur avendo presentato lo sviluppo di tre linee temporali differenti che hanno fatto storcere il naso a diversi spettatori, e avendo approfondito o deviato le prospettive di diversi comprimari, la serie è subito riuscita ad attirare verso di sé quanti più curiosi possibile. Con il secondo ciclo di episodi si è presentata invece una vera e propria deviazione in termini di sviluppo narrativo. Lo show riesce sempre, e questo è un grandissimo merito, a mantenere solida la propria coerenza interna. Ciononostante, queste otto puntate evidenziano parecchie differenze con il materiale di riferimento. Per questo abbiamo deciso di esplorare e approfondirle insieme.

Dietro lo show

Chiunque non abbia letto i libri potrà facilmente pensare, guardando esclusivamente la serie o avendo giocato ai videogiochi, che la maggior parte dell’universo narrativo sia concentrato su mostri e Witcher. In realtà, la premessa principale delle opere di Sapkowski specifica che gli strighi stanno diventando sempre meno necessari in un mondo in cui i mostri vengono spinti sempre più verso i confini del mondo. L’espansione degli Umani lascia sempre meno spazio a minoranze e a creature, specialmente in un mondo tanto ostile. 

Nella serie, quasi a creare un piccolo parallelo con i videogame, la presenza di creature e mostri è ben maggiore. Ovviamente si tratta di una prospettiva a cui gli showrunner non hanno potuto rinunciare, dato che larga parte del pubblico apprezza lo show proprio per questo. Va comunque specificato che il principale filone di trama segue ancora i libri in maniera abbastanza diretta. Così come gli eventi della prima stagione, anche il plot della seconda rimane fedele per larghi tratti – o, quantomeno, nelle conseguenze di determinati eventi.

Ne Il Sangue degli Elfi, primo romanzo della saga e opera di riferimento per questo ciclo di episodi, Geralt trova Ciri e cerca di insegnarle quanto possibile, chiedendo aiuto a Triss, a Nenneke e infine a Yennefer. Allo stesso modo, un misterioso incantatore prova a rapire la ragazza, che nel frattempo scopre diverse dinamiche del Continente, impara a conoscere i Witcher, così come alcuni dettagli dei suoi poteri e del suo sangue. 

Il racconto del libro è a tutti gli effetti un approfondimento preparatorio agli eventi successivi: all’interno de Il Sangue degli Elfi si costruiscono diverse relazioni, si scoprono storie e curiosità, ma i personaggi si ritrovano molto spesso in solitaria – nel caso di Ciri, in addestramento o in attesa di qualcosa. Portare su schermo un’intera stagione di transizione avrebbe facilmente appesantito una narrazione che, in uno show di tale portata, è costretta a protrarsi costantemente in avanti per poter tenere alta l’attenzione di chi osserva.

Premesse e primi episodi

Andando per gradi, la stagione comincia con uno dei racconti brevi più piacevoli e più amati dai lettori: un Briciolo di Verità. Ne L’Ultimo desiderio si trova infatti questo ironico spoof de La bella e la bestia; le vicende intorno a Nivellen e Vereena sono abbastanza differenti rispetto a quanto presentato nel primo episodio della seconda stagione.Tanto per cominciare, Ciri non si trova con Geralt a quel tempo e lo strigo non aveva mai incontrato il ferino padrone della magione prima di allora. Hissrich e soci hanno scelto di sfruttare questo racconto come ponte per il prosieguo della serie, concedendo maggiore spazio a Geralt e Ciri per iniziare a creare il loro legame attraverso una breve ma avvincente avventura.

L’approfondimento dato a Nivellen acquisisce maggior importanza nello show, sfruttando il personaggio per porre i primi cenni di alcuni elementi che verranno analizzati successivamente (il racconto della lanterna, su tutti). Inoltre, una delle maggiori divergenze (forse quella che porta più fuori fuoco un personaggio) riguarda Yennefer. La maga, infatti, non perde mai i suoi poteri nei libri e non viene catturata da Nilfgaard: dopo la battaglia di Sodden, Yen rimane cieca per un discreto periodo di tempo dopo aver ricevuto in pieno volto una palla di fuoco da parte di Fringilla. Nessuno pensa che sia morta, ma del resto nei libri non viene mai accennato nulla neppure riguardo ai “sacrifici” del caos o alla magia del fuoco. Il ruolo di quattordicesima vittima del Colle (o dispersa, come scoperto poco dopo) è di Triss, non di Yennefer. 

Quest’ultima, infatti, verrà poi rivista in Redania ad agire per conto di Dijkstra e, come avviene nella serie, salverà Dandelion dal sadico Rience. Infine, Yennefer non ha mai avuto modo di ricongiungersi con Geralt in questo periodo, e raggiunge Ciri dopo un lungo scambio epistolare con lo strigo in cui le viene espressamente chiesto di addestrare la ragazza. Al suo arrivo, Geralt è già andato via. Nei libri, inoltre, Yennefer non si è mai permessa di sacrificare Ciri per il potere e questa eventualità non si è mai presentata.

Kaer Morhen e l’addestramento

Passando poi a Kaer Morhen, le distanze si fanno sempre più ampie. Nei libri, il periodo trascorso da Ciri insieme agli altri Witcher è un momento di particolare curiosità e scoperta, ma il carattere della principessa è decisamente più naif e vispo rispetto alla generale cupezza dell’omonima nella serie. Al di là degli addestramenti insieme a Coen o agli altri strighi, infatti, non avviene mai un singolo combattimento nella fortezza dei Witcher e, come intuibile, Eskel non fa alcuna fine perché i Lesny sono stati approfonditi esclusivamente dai videogiochi – prendendo il nome di Leshen. 

L’intero concetto dei monoliti e delle altre creature è interamente originale, così come la Voleth Meir che funge da “villain” di questa stagione. Ciri non viene posseduta, né il suo sangue viene mai ritenuto utile o sfruttato da Vesemir, che come molti altri personaggi ha estremamente a cuore il benessere della giovane e non l’avrebbe in alcun modo potuta sottoporre alla Prova delle Erbe.

Inoltre, per quanto quelli aggiuntivi siano stati eliminati quasi tutti nell’ultimo episodio, l’opera di Sapkowski racconta che ci sono solamente quattro Witcher a Kaer Morhen: Vesemir, Eskel, Lambert e Coen. Questi aiutano Ciri fino all’arrivo di Triss, che le insegna le basi della magia e comincia a esplorare i suoi poteri. La ragazza non riesce a usare alcun tipo di incantesimo fino a molto più avanti nella saga, né tantomeno acquisisce reale conoscenza dei portali o della Caccia Selvaggia durante il suo periodo di addestramento. Il suo soggiorno al tempio di Melitele è tutt’altro che breve, e lungo il tragitto (compiuto con Triss e Geralt) è l’unica occasione in cui rivediamo il nano Yarpen e i suoi compagni. 

Durante quella parte del percorso, Il Sangue degli Elfi coglie l’occasione per introdurre gli Scoia’Tael a Shaerawaedd, regalando uno dei momenti più affascinanti dell’intera saga. Nei libri, Geralt viene a sapere di Rience in maniera decisamente diversa, decidendo di andare a Oxenfurt per dargli la caccia. Il tempio non è teatro di alcuno scontro e Nenneke non è così volgare. Allo stesso modo, il personaggio di Jarre è molto più dolce e arguto di quanto si noti nella serie, che lo riduce a una comparsa di poche scene.

Politiche e intrighi

Un grande momento presente ne Il Sangue degli Elfi e molto atteso dai fan riguarda l’introduzione di personaggi quali Dijkstra e Philippa Eilhart. Nei libri, Jaskier lavora per l’intelligence Redaniana sin dall’inizio, mentre nella serie viene accennata tale ipotesi soltanto alla fine. Probabilmente questo aspetto verrà approfondito ulteriormente nella prossima stagione.Anche il ruolo di Rience, in effetti, viene modellato ad hoc per poter sfruttare un ulteriore rivelazione in futuro. I lettori conoscono già il mandante delle sue attività, ma va specificato che Rience non incontra Ciri fino agli eventi de Il tempo della Guerra – secondo romanzo della saga che sarà adattato con molta probabilità nella prossima stagione. Anche Philippa giocherà probabilmente un ruolo molto più importante nelle prossime puntate, riequilibrando quanto poco sia stata presente in quella appena conclusa. L’approfondimento sul regno di Redania è senza dubbio una delle note più liete di questa stagione, ma è molto probabile che i reali risultati si vedranno più avanti con gli episodi, a detta della stessa showrunner. I giochi politici hanno sempre avuto grande risonanza anche nelle opere di riferimento, ma le figure di Stregobor e Tissaia godono di una presenza esponenzialmente maggiore nello show. 

Vilgefortz è infatti l’unico personaggio a ottenere particolare spazio, venendo decretato ufficialmente come l’eroe di Sodden e sfruttando ogni frangente per ottenere maggior potere. Il misterioso mago non intrattiene alcuna relazione con Tissaia e viene presentato con molta meno profondità rispetto alla sua controparte letteraria. Siamo certi che questo particolare aspetto sarà fra i principali spunti di approfondimento delle prossime stagioni.

La Fratellanza e gli Elfi

Nelle varie dinamiche presenti all’interno dei libri, la politica riguardo la Fratellanza si concentra sulla sempre maggiore sfiducia da parte dei regnanti nei confronti degli incantatori. L’incontro fra i reali del Nord che avviene alla fine della stagione non prevede la presenza dei maghi, ormai ai margini, ma è coerente nelle sue conseguenze: è meglio uccidere Ciri, ma per evitare che Emhyr possa trovarla e reclamare il trono di Cintra. 

Anche la politica nilfgaardiana viene affrontata in maniera abbastanza diversa, con Fringilla che non intrattiene alcuna relazione con gli elfi né finisce per controllare Cintra. La maga, così come Cahir, torna a Nilfgaard senza particolari proclami. Quest’ultimo, in particolare, viene imprigionato per non essere riuscito a recuperare Ciri e ha un ruolo decisamente più marginale rispetto alla serie. Ciò vuol dire, chiaramente, che Cahir non viene mai catturato dopo Sodden e non incontra Yennefer.

Anche Istredd ha un ruolo estremamente più ampio rispetto alle opere letterarie: non lui a visitare Codringher e Fenn, ma Geralt, il quale cerca informazioni su Rience e su Ciri. Viene anche dato ampio spazio all’idea di macchiare il nome di Calanthe così da portare i regnanti a non temere più di Ciri, ma questo aspetto non viene mai accennato nella serie. Infine, Francesca Findabar è una membra della Fratellanza ma non è leader degli Scoiat’Tael, per quanto percepisca il valore della loro causa: l’intero filone riguardante gli Elfi viene solamente accennato nei libri con l’ipotesi che Nilfgaard stia segretamente finanziando le loro operazioni per creare scompiglio nei regni settentrionali. 

Tutto il resto, comprese la gravidanza e l’idea che non nascano elfi puri da decenni, fa parte delle novità introdotte da Netflix. La figura di Emhyr, così ombrosa e così importante, viene finalmente accennata in questa stagione ma le sue intenzioni e la sua vera identità vengono rivelate ampiamente prima rispetto ai libri. In questi ultimi, infatti, non c’è nessun legame diretto tra gli Elfi e l’imperatore, ma soprattutto viene costruita pezzo dopo pezzo la tensione intorno al personaggio così da raggiungere nel climax la grande rivelazione.

L’arte dell’adattamento

Questa lunga sequela di differenze non vuol certo indicare che ogni cambiamento sia sbagliato, né tantomeno che sia sempre ben accetto, ma il ragionamento aiuta senz’altro a osservare ogni divergenza sotto un’altra luce. Non è mai capitato che un fan dei libri fosse completamente soddisfatto di una trasposizione, ma ciò è dovuto principalmente al diverso stile comunicativo necessario a un medium diverso dalla carta stampata. Buona parte dei cambiamenti in atto sono estremamente positivi, se si vede The Witcher come una serie su larga scala – soprattutto in termini di pubblico. Che piaccia o meno, lo show di Netflix è questo e non può essere relegato a una sola nicchia di appassionati.

Va dato merito alla produzione di aver compreso quanto il materiale di riferimento possa dare, centellinando dove occorre le grandi divergenze con eventi effettivamente accaduti nei libri e aggiungendo o approfondendo diversi aspetti dove ritenuto necessario. L’idea di riunire il cast ben prima del dovuto, concedendo agli spettatori una prospettiva molto più dinamica, è stata una scelta pienamente azzeccata, così come lo è stata quella di presentare più mostri e combattimenti per alimentare l’amata componente action dello show. Come ovvio che sia, esistono idee migliori di altre e non possiamo che sperare che le derive vadano diminuendo man mano che si affronta la trama principale, ma nel frattempo siamo lieti di concederci grosse speranze per la prossima stagione. 

A detta della stessa showrunner, Il sangue degli elfi è stato probabilmente lo scoglio più difficile da superare in termini di adattamento e Il tempo della guerra sarà spettacolare. Cosa pensate di queste divergenze? Come hanno influito sul vostro giudizio?

*FONTE: Everyeye.